La favola di Sanpellegrini e quel lungo abbraccio con papà

Scritto da Il Cittadino di Lodi - Pubblicato il 10/11/2011 - 10:40 - Ultima modifica 10/11/2011 - 10:50

Ci sono cose che si immaginano solo la sera prima di andare a dormire. Quando gli occhi si chiudono, la mente si rilassa e comincia a viaggiare verso momenti, situazioni, accadimenti quasi impossibili. È successo a qualsiasi sportivo di immaginare una sfida clou di campionato nella quale sei il più piccolo di tutti, ma il mister ti chiama ad alzarti dalla panchina per risolvere il match: sugli spalti della tua città, quasi duemila persone; di fronte i giocatori più forti di sempre. Mancano 30 secondi alla fine, tiro a uno, botta e gol. Palazzetto che esplode e partita chiusa definitivamente sul 4-1.
Un sogno? Non proprio. Perché è quello che è capitato martedì a Leonardo Sanpellegrini, 19enne lodigiano doc, che si è regalato un momento di estasi totale nella supersfida con il Viareggio. Una mossa marchiata Marzella, che ha messo la ciliegina sulla torta a una serata di per sé già stratosferica: «Non me lo aspettavo proprio - commenta Sanpellegrini il giorno dopo -, anche perché quando gli arbitri hanno assegnato il decimo fallo al Viareggio era già pronto Motaran per entrare a tirare, poi però Marzella ha fermato tutto e ha mandato dentro me».
Attimi di emozione infinita: «No, invece devo dire che ero molto tranquillo - svela il lodigiano, alla sua prima rete in Serie A1, ma già a segno in Coppa Cers con il Thun e in Coppa Italia con il Salerno -, sono entrato molto sicuro e convinto. Cosa ho pensato davanti a Barozzi? Sicuramente non che è il portiere della Nazionale, solo che è un portiere mancino e dovevo concentrarmi sui suoi movimenti. E così è stato. Certo, se ci ripenso adesso mi vengono i brividi, anche perché fino a due anni fa ero a bordo pista a chiedere gli autografi ai vari Bertolucci e Mariotti, mentre martedì ho segnato proprio contro di loro sotto la nostra curva».
Sugli spalti tutta la famiglia Sanpellegrini al completo: mamma, sorella, nonno e soprattutto papà Alberto. Uno che di hockey ne ha sempre masticato tanto, che ha iniziato in porta nell’Amatori, ha giocato a Piacenza e Milano e poi per una quindicina d’anni si è dedicato all’allenamento dei giovani. Tra l’altro Alberto e Leonardo detengono un singolare primato per l’Amatori: è l’unica coppia padre-figlio a essere stata convocata assieme in una partita ufficiale. Era sabato 22 novembre 2008, Thiene-Amatori, campionato di A2. I giallorossi in completa emergenza richiamano Alberto a fare il secondo portiere dopo 12 anni dall’ultima apparizione e il 16enne Leonardo. Alla fine del match di allora un lungo abbraccio. Lo stesso, intenso, forte, di martedì sera: «Non ci siamo detti nulla - dice Sanpellegrini junior -, non ce n’era bisogno. È bastato il contatto fisico e ci siamo capiti».

Aldo Negri

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