Amatori, serve una notte da Livramento

I giallorossi cercano col Bassano il bis a quel trofeo alzato al cielo dall’asso portoghese. Dopo il successo del 1978 solo sconfitte nelle altre quattro finali.

Scritto da Il Cittadino di Lodi - Pubblicato il 20/10/2011 - 08:52 - Ultima modifica

LODI
La foto è sempre la stessa. Sempre più sbiadita. Sempre più lontana nel tempo. È quella dell’unico trionfo in Coppa Italia. Datato 1978. Le altre quattro finali giocate nei trent’anni successivi hanno riservato solo delusioni, ma Lodi adesso si sente davvero pronta a tornare sul gradino più alto del podio. A non farsi strappare sotto il naso un trofeo così a lungo inseguito. Merito di questo Amatori Sporting che ormai è riduttivo definire semplicemente l'erede del grande Amatori, visto che è alla sua seconda finale in quattro anni, che è ormai stabilmente nell’élite dell’hockey ed è capace di scatenare tra gli appassionati lo stesso entusiasmo degli anni d’oro.
L’ultimo atto della manifestazione tricolore (martedì 25 ottobre a Bassano del Grappa e martedì 22 novembre al “PalaCastellotti”) sarà una tappa fondamentale nel percorso di crescita di una squadra e di una società che hanno legittime ambizioni, supportate da una città che ne accompagna le gesta con sempre più calore e passione. E se è vero che i ricordi dolci danno speranza, è vero anche che le sconfitte insegnano più delle vittorie. E allora da tutte le cinque finali giocate nella storia Marzella e i suoi giocatori dovranno trarre indicazioni per non ripetere gli errori. E per far sì che questa sesta finale regali la stessa gioia della prima.
Gli annali in realtà raccontano di una finale di Coppa Italia del 1966, prima edizione, con il Novara che si impose per 3-2 all’andata e 5-0 a tavolino (per rinuncia) al ritorno contro un non meglio precisato “A. Lodi”, che non poteva essere l’Amatori (nato proprio in quell’anno e militante in Serie C) e forse era l’Hockey Club (che navigava in brutte acque e a fine stagione sarebbe retrocesso in B), ma in città nessuno ricorda che i bianconeri abbiano mai disputato una finale.
La prima di cui restano ricordi tangibili è allora quella del 1978, l’unica vinta. Era l’Amatori di Antonio Livramento, richiamato dal presidente Carminati per dare il tocco di classe a una squadra che aveva nella grinta dei difensori Severgnini e Facchini il suo punto di forza e nei gol di Franchi la sua arma offensiva; era l’Amatori in cui muoveva i suoi primi passi Aldo Belli, che proprio il fenomeno portoghese volle a tutti i costi in prima squadra a 15 anni. Dall’altra parte il Giovinazzo dei nuovi fenomeni Colamaria, Turturro, Cannato e Caricato, in cui spiccava la stella di un altro baby prodigio, un 17enne dal nome Pino Marzella. I giallorossi pareggiarono 2-2 in Puglia gara-1 (reti di Livramento al 12’ del primo tempo e di Severgnini al 6’ della ripresa, poi doppietta molto contestata di Marolla al 17’ e al 24’), per poi travolgere i pugliesi 7-1 al “Revellino”: vantaggio giallorosso di Franchi al 12’, momentaneo 1-1 di Cannato al 21’, doppia fiammata di Beltempo al 22’ e al 24’; e poi nella ripresa ancora Franchi (4’), Livramento (9’) per il suo ultimo gol lodigiano, Beltempo (10’) e primo sigillo finale del non ancora 16enne Belli (24’).
Fu lunga poi la strada che riportò l’Amatori in finale di Coppa Italia. Sì, nel frattempo c’era stato lo scudetto del 1981, ma sembrava poca cosa per le grandi attese di una città che ormai viveva di hockey e per le ambizioni di una società che voleva che investimenti ed entusiasmo facessero sempre rima con vittoria. La seconda volta successe allora solo nel dicembre del 1986, a metà di quella stagione che poi a luglio 1987 regalò la Coppa Cers. La squadra allenata da Rinaldo Uggeri prima di quella straordinaria cavalcata europea ne compì un’altra da settembre a dicembre, che solo il grande Novara (Parasuco, Colamaria, Dal Lago, Pablo Cairo e Amato, con Bernardini primo cambio e il cileno Rodriguez che sarebbe diventato tristemente famoso dalle nostre parti per aver deciso con un golden gol le semifinali play off) seppe interrompere nella doppia finale. All’allora “PalaKennedy” (che poi sarebbe diventato “Pala Dal Lago” proprio in onore del campione azzurro morto in pista) la prima sfida finì 8-2 per gli azzurri, travolgenti nel primo tempo e anche fortunati nel secondo (cinque pali per i lodigiani, oltre ai due gol di Belli). Al ritorno al “Revellino” martedì 23 dicembre l’Amatori provò l’impresa, passò in vantaggio 2-0 nei primi 5 minuti (Luz e Citterio), ma poi si arrese 8-4 allo strapotere dei piemontesi, che vinsero la Coppa Italia e poi quell’anno conquistarono anche lo scudetto e persero la Coppa delle Coppe in finale con il Barcellona.
Due le finali di Coppa Italia giocate poi negli anni 90. La prima a Lodi, nella prima stagione del grande “rilancio” del nostro hockey dopo qualche anno di anonimato. Arrivarono Cupisti, Cinquini e Alessandro Bertolucci a rinforzare un roster che contava già su Belli, Gonella e Nava. Ma anche allora il Novara era, purtroppo, più forte. Si giocava con la formula della “final four” in due giorni e, dopo aver battuto 4-3 il Trissino, l’Amatori di Rinaldo Uggeri in finale (6 gennaio) si era trovato in vantaggio 2-0 grazie a Cinquini (6’) e Bertolucci (18’); Bernardini entrò nel finale di primo tempo, segnò (19’) e cambiò la partita; che nella ripresa si trasformò in un dominio azzurro con le reti di Enrico (9’) e Massimo Mariotti (10’ e 17’) per un 4-2 che ancora brucia.
E brucia anche il ko del 1996, pochi mesi prima che l’Amatori fallisse e scomparisse dal panorama hockeistico. Era ancora il 6 gennaio, dopo aver battuto 3-1 il Roller Monza il giorno prima in semifinale, e la Befana portò ancora solo carbone alla squadra allenata da Marino Severgnini. Finale stavolta al “Dal Lago”, e partita equilibratissima, con Bresciani protagonista nei primi 3 minuti con un’autorete e il gol del pareggio. Poi poco o nulla fino ai supplementari, quando due stoccate di Amato (1’ e 4’ del secondo overtime) regalarono la Coppa Italia al “solito” Novara.
L’ultimo capitolo di questo scarso feeling dell’hockey lodigiano con le finali tricolori l’ha scritto proprio l’Amatori Sporting, che sotto la guida di Roberto Crudeli prese finalmente convinzione nei propri mezzi e compì il primo passo verso quella che adesso è la realtà: una squadra che ha lottato e sta lottando per i grandi traguardi. Era il 2007 e la finale era con il Follonica dei “galattici”, invincibile in Italia e capace di conquistare, prima squadra italiana, anche la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale. Ebbene, l’Amatori andò vicino all’impresa. Al “Capannino” uscì sconfitto 5-4, dopo aver replicato colpo su colpo ai toscani: Polverini rispose a Mirko Bertolucci, Crudeli e Folli alla doppietta di Alessandro Michielon; poi Ale Bertolucci firmò il 4-3 dell'intervallo ed Enrico Mariotti il 5-3 in avvio di ripresa, che Brescia rese meno amaro con il 5-4. Di fronte ai 2500 spettatori del “PalaCastellotti” però il miracolo non si compì l’11 dicembre 2007: 1-0 per l’Amatori all’intervallo (Polverini), valanga biancazzurra nella ripresa (Enrico Mariotti, Alessandro Michielon, Farran, Pallares, ancora Alessandro Michielon e ancora Enrico Mariotti), prima della rete di Brescia che nel finale non alleggerì l'amarezza di un 6-2 troppo pesante.
L’Amatori è pronto a riprovarci, stavolta da favorito nella doppia contro il Bassano. Perché quella foto è davvero troppo sbiadita. Ed è tempo di sostituirla con una nuova.

Marco Opizzi

© hockeypista.it
Tutti i contenuti originali di hockeypista.it sono tutelati dalla licenza Creative Commons e sono utilizzabili e distribuibili liberamente alle condizioni esplicitate in questa pagina.
I contenuti di autori terzi sono tutelati dal rispettivo diritto d'autore e sono utilizzabili e distribuibili solo previa autorizzazione dell'autore stesso.