Grido d'allarme degli arbitri: «Siamo troppo pochi»

A Valdagno per uno stage mirato a migliorare la preparazione dei giudici di serie A1 e A2, il designatore Matteo Zonta fa il punto a livello nazionale: «In difficoltà con i settori giovanili Nel Vicentino va un po' meglio»

Scritto da Il Giornale di Vicenza - Pubblicato il 27/09/2011 - 18:46 - Ultima modifica

VALDAGNO
Arbitri in via di estinzione come i panda? Il numero dei fischietti offre dei segnali molto preoccupanti, ma c'è già una base di progetto per riportare alla normalità questa importante categoria che è fondamentale per lo sviluppo dell'hockey su pista. Proprio ieri, domenica, s'è conclusa in città una tre giorni di stage con la partecipazione di 34 arbitri di A1 e A2 sotto la supervisione del responsabile e designatore Cta nazionale, il bassanese Matteo Zonta.

Zonta, qual è la realtà numerica degli arbitri?
«Se valutiamo la Penisola nel complesso, il numero è carente. Gli arbitri non si possono reperire occasionalmente per strada. Per coprire tutte le esigenze è assolutamente necessario allargare la famiglia. E per arrivare a questo bisogna operare in collaborazione con le società. In media l'età attuale degli arbitri è elevata. Si rischia insomma fra qualche anno di non avere un ricambio per la fascia che oggi va dai 48 ai 50 anni».

È una situazione che coinvolge anche il Veneto e il Vicentino in particolare?

«Il Veneto e il Vicentino hanno sicuramente numeri maggiori ma anche una maggiore attività».

E per quanto concerne la direzione dei settori giovanili le cose vanno diversamente?
«No. Per tutto il settore giovanile siamo davvero in grossissime difficoltà».

Che consuntivo può fare al termine della tre giorni di stage al PalaLido di Valdagno?
«È estremamente positivo sia a titolo personale sia per quanto riguarda gli arbitri».

Questo stage sembra avere le caratteristiche di un primo mattone per risollevare la categoria…
«Ho cercato di portare alcune innovazioni rispetto al passato introducendo due nuove figure. Il primo è un preparatore atletico, il prof. Francesco Ramanzin. Il secondo è uno psicologo, il prof. Maurizio Bertollo, consulente scientifico dell'università di Chieti. In particolare Bertollo ha parlato con gli arbitri di pressione e stress prima e durante una gara. Argomenti che saranno ripresi in un nuovo incontro. Gli arbitri devono essere in grado non solo di conoscere bene i regolamenti. L'intenzione è di conferire sempre più agli arbitri una maggiore professionalità».

Perché questo primo stage è stato fatto proprio a Valdagno? Va inteso anche come segnale di riconciliazione dopo le polemiche accese nei mesi scorsi tra la società biancoceleste e alcuni arbitri che non sembravano propriamente chiuse con l'archiviazione da parte del Procuratore Federale?
«La scelta sul Vicentino e Valdagno in particolare ha una motivazione ben precisa riscontrabile in un fattore tecnico per impianti e numero di squadre. E il risultato positivo di questo stage ha dato ampia ragione sulla scelta fatta. S'è puntato molto anche sulla preparazione fisica degli arbitri perché è un aspetto fondamentale. C'è parecchio da lavorare anche sotto l'aspetto tecnico in quanto il nuovo regolamento è in vigore da appena due anni. Per quanto riguarda la lettera inviata dal Valdagno al Cta dove si ricusavano alcuni arbitri rispondo che con la società biancoceleste non c'è nessun problema, non c'è niente da ricomporre. Fra l'altro come designatore sono stato coinvolto marginalmente».

Ma come siete stati accolti in quest'esperienza?
«Molto bene. Per questo dobbiamo ringraziare il Comune che ha messo a disposizione le strutture. Poi un grazie va rivolto al Valdagno per la disponibilità di giocatori, indispensabili per provare le tecniche in pista. Senza dimenticare il Comune di Recoaro dove abbiamo soggiornato per questa tre giorni di stage».

Giannino Danieli

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