Nicoletti e Valdagno, amore al tritolo

Il ventisettenne pilastro della difesa laniera ha scelto di tornare al PalaLido per rincorrere una posizione in alta quota. È un combattente nato con doti da cecchino. Gioca da quando aveva 4 anni, dal 2008 è in azzurro. Ora ha sposato il nuovo progetto.

Scritto da Il Giornale di Vicenza - Pubblicato il 13/09/2011 - 19:42 - Ultima modifica

VALDAGNO
Nel dna una presenza notevole di geni da combattente doc. E per completare il quadro un'intelligenza acuta unita a spiccate doti di sniper scelto. Senza dimenticare la grinta di un vero mastino nei confronti con gli avversari. Lui è Diego Nicoletti, 27 anni, nuovo pilastro della difesa del club biancoceleste. I pattini per la prima volta li calzò a quattro anni. Poi tutta la trafila nelle giovanili del Trissino per approdare nel 2005 in A2 con il Thiene. Il ritorno nella prima squadra della sua città, in A1, nel 2006. Nel 2008 è con la Nazionale maggiore agli Europei, poi nel 2009 l'approdo a Breganze per due stagioni e subito arriva la convocazione ai Mondiali.

La prima convocazione nella Nazionale sembra aver segnato un percorso netto di crescita, poi confermato in rossonero...
«Sì, quella convocazione in azzurro fu proprio una spinta. Mi resi consapevole che qualcosa valevo dopo essermi confrontato con avversari forti. Fu un aiuto notevole soprattutto a livello mentale».
Poi quelle due stagioni a Breganze per la definitiva consacrazione…
«Un'esperienza positivissima. Ero il più 'vecchio' del gruppo e così mi sentii maggiormente responsabilizzato di quanto ero a Trissino. Quella responsabilità mi fece crescere ulteriormente. Sì, di Breganze conservo un buon ricordo, mi sono trovato attorno della gente stupenda».
Per una serie di motivi, fino a poco tempo fa un suo arrivo a Valdagno sembrava improponibile. Ma allora cos'è che l'ha convinta a fare il passo?
«Il progetto voluto dalla società. E la possibilità di vincere uno scudetto. Sì, avete capito bene. Il Valdagno se lo giocherà alla pari con CGC Viareggio e Lodi. Se sono qui, specialmente alla mia età è soprattutto per vincere qualcosa d'importante. E la Supercoppa (ndr, partita secca il prossimo 11 ottobre con il Viareggio al PalaBarsacchi) è il mio primo obiettivo».
Dica la verità, fino alla fine della passata stagione il popolo biancoceleste le ha riservato proprio un trattamento alquanto pesante…
«Penso -accenna con un mezzo sorriso Nicoletti- che la gente capirà subito come sono e chi sono in realtà. Certe provocazioni le ho già dimenticate e sono già pronto a dare tutto per la nuova maglia. Dopo Breganze posso solo crescere ancora».
Nicoletti, lei poco sopra è stato chiaro sul ruolo che assegna al Valdagno. Ma come valuta il livello del prossimo campionato di massima divisione?
«Penso ad una A1 ancora più difficile di quella dello scorso anno, un campionato equilibratissimo senza tronconi. Anche quelli che fino a poco tempo fa erano destinati a fare da comprimari si sono rinforzati. A partire dal Prato ripescato, fino al neopromosso Matera. Tanto Viareggio come noi e Lodi dovremo stare bene attenti perché ci saranno diverse trappole da superare».
Il nuovo Valdagno è un mix singolare fra elementi del Trissino e del Breganze. Che idea si è fatto di un gruppo del genere?
«Intanto non ci sono doppioni, per ogni ruolo c'è un elemento ad hoc. La società ha operato sul mercato nel modo giusto. Nessun problema di amalgama, il gruppo nel senso ampio del termine c'è già. Fra l'altro siamo partiti bene, c'è una struttura che deve essere solamente consolidata».

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