Gli ex azzurri scommettono su Pino: Un bomber con carattere da leader

Scritto da Redazione - Pubblicato il 04/07/2011 - Ultima modifica
Nella Nazionale azzurra che trionfò agli Europei a Lodi nel 1990 furono protagonisti sia il vecchio che il nuovo mister dell'Amatori

LODI
Era il 1990 e tutti insieme andavano all'assalto di quel magico Europeo giocato proprio a Lodi. A battere Spagna e Portogallo, con indosso la maglia azzurra della Nazionale italiana, c'erano Cupisti, Cunegatti, Rigo, i fratelli Mariotti, Amato, Bernardini, Crudeli e poi proprio loro due: Aldo Belli e Pino Marzella. Così uguali e così diversi, così vicini nel tempo e ora così lontani, divisi da una panchina che fino a qualche giorno fa sembrava indiscutibilmente nelle mani del lodigiano e che fra pochi giorni passerà sotto la guida del talento di Giovinazzo. Entrambi due bomber di razza con il fiuto impareggiabile del gol, ma al tempo stesso due personalità e due caratteri differenti. «Pino era veramente un grandissimo, forse il vero fuoriclasse di quella Nazionale che ci fece vincere l'Europeo in casa - racconta Alessandro Cupisti, che di quella Nazionale era leader e portiere -. Era un giocatore dotato di grandissimo tempismo e soprattutto di carattere: un trascinatore nato. Così come Aldo era un attaccante decisivo, che ha dato tutto nella sua città e per la sua città: non fu molto fortunato in Nazionale perché a quell'epoca c'erano davvero campioni di livello immenso e la concorrenza era spietata, ma era un giocatore da sessanta gol a stagione, non dimentichiamocelo mai». E da allenatori? Cupisti oltre a essere stato a lungo mister del Viareggio è stato anche commissario tecnico azzurro: «Lungi da me dare giudizi sui due allenatori, ma se devo fare una disamina posso dire che Marzella è partito con un gruppo di giovanotti dalla sua Giovinazzo ed è arrivato fino al massimo campionato, Aldo ha fatto più o meno la stessa cosa guidando una società neonata (l'Ash Lodi, ndr) in pochissimo tempo alla ribalta e poi dimostrando di far bene ultimamente anche con l'Amatori. Forse per quello che ho potuto vedere negli ultimi anni posso dire che Marzella è uno degli allenatori più bravi in assoluto a leggere le partite in corsa». Assieme a Belli e Marzella, l'altro attaccante dal fiuto sopraffino (oltre a Franco Amato) era Enrico Bernardini, nelle ultime stagioni alla guida del Prato: «In area di rigore erano tra i più forti e qualche pecca forse ce l'avevano, com'è naturale che sia, sotto il profilo difensivo. Forse in pista Pino era più leader, più carismatico, più trascinatore, era uno che non ci stava mai a perdere. Aldo invece era ugualmente molto valido ma più moderato. Ecco, erano due atleti ineccepibili con caratteristiche formidabili sotto porta ma molto diversi sotto il profilo caratteriale». Anche Roberto Crudeli, ex giocatore e allenatore dei giallorossi, interviene sull'argomento: «È abbastanza difficile adesso fare dei paragoni - attacca Crudeli, sostituito proprio da Belli alla guida dell'Amatori a metà della stagione 2008/2009 -. Io però conosco abbastanza bene l'ambiente lodigiano e credo che per Pino quella che si sta profilando sia un'occasione importante. Una cosa sarà fondamentale: bisognerà remare tutti dalla stessa parte, perché in passato non è sempre stato così e nei miei ultimi anni a Lodi lo si è visto molto bene, soprattutto nella seconda stagione. Quando si sono fatte le cose per bene abbiamo centrato risultati importanti, andando a giocare trofei anche contro il Follonica dei "cannibali" nel quale c'erano i Bertolucci, i Michielon e Silva; l'anno dopo si sono fatte scelte a dir poco sbagliate ed è andato tutto male, come sapete. Belli in questi due anni ha avuto in mano un'ottima squadra, ora faccio a Pino un grandissimo in bocca al lupo. A Lodi, più che da qualsiasi altra parte, i tifosi possono spingere a risultati anche difficili da pronosticare».

Aldo Negri
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