Il figlio più illustre è sacrificato sull’altare

Scritto da Redazione - Pubblicato il 30/06/2011 - Ultima modifica
Il figlio più illustre è sacrificato sull’altare della voglia di vincere: ora D’Attanasio non ha più alibi

di Alberto Belloni

El paga semper lü. Per la voglia di diventare grande dell’Amatori l’hockey lodigiano fa piangere nuovamente l’ultima e forse più grande bandiera. La storia che si ripete, a sette anni di distanza, ha gli stessi protagonisti e una sola vittima, Aldo Belli. Giubilato a sorpresa, dopo la conquista della seconda semifinale scudetto consecutiva, in ossequio a una scelta trapelata solo ora, ma nell’aria (pare) già da tempo. Proprio come nel 2004, quando dopo aver riportato i giallorossi in A1 aveva ricevuto un inatteso benservito, “grazie e arrivederci”, lasciando suo malgrado a Nino Caricato, già (poco) segretamente corteggiato da mesi il frutto delle sue conquiste. Addio “tribolato”, si disse, e visti forma e sostanza c’è da crederci. Anche se Aldo di rancore vero non ne ha mai portato, tanto da tornare in sella nel dicembre 2008, quando un D’Attanasio sfiduciato dall’avvitamento su se stesso dell’Amatori “milionario” targato Crudeli, era andato a Canossa richiamando lui, l’allenatore della promozione. Ironia della sorte, la “seconda vita” come tecnico di “Aldinho” iniziò proprio contro il Giovinazzo di Pino Marzella, l’uomo cui oggi lascia il timone della squadra. Ed è quantomeno curioso come un club diviso tra la voglia di vincere, la necessità di fare il salto di U‡ inattesoqualità definitivo e l’intenzione di mantenere un’identità lodigiana congedi il più illustre dei suoi “figli”.
Pescando fuori, ma in panchina anziché in pista, dove pure tifosi, esperti e addetti ai lavori indicherebbero l’esigenza di spendere i tanti soldi forniti dalla Banca Popolare di Lodi per arruolare qualche campione.
Soldi, appunto. Quelli che, a quanto pare, un altro sponsor ha messo sul piatto della società per pagare l’ingaggio di Marzella; che sarà anche un bravo tecnico, auguri, ma non è né il Davide Motaran, né il Sergio Silva, né qualsiasi altro fuoriclasse invocato dalla città per provare a scalzare le regine dell’hockey. Lo stesso fuoriclasse, per inciso, qual era lo stesso Marzella da giocatore, quando venne a Lodi; ma che non bastò, perché anche allora come adesso per vincere di fuoriclasse può servirne anche più d’uno, come il Novara allora e il Viareggio oggi insegnano. Chissà. Di certo se la pecunia evidentemente puzza meno della fedeltà, adesso in cassa l’Amatori ne dovrebbe avere ancora di più. Al prezzo, s’intende, di un alibi in meno: quello dell’«Aldo più di così non poteva fare» con il quale D’Attanasio ha giustificato la sua scelta, previo offrirgli un posto da dirigente che Belli sta pensando se accettare o meno. Di certo avrebbe preferito semplicemente proseguire nella sua “seconda vita”, magari con una squadra più forte, così da provare a smentire quelle lacune tecniche che in molti (ma silenziosamente, dunque abbastanza “lodigianamente”) gli hanno sempre amabilmente contestato; e dimostrare che, sì, “campione contro campione” il suo Amatori sarebbe diventato grande, grandissimo. E invece niente: tocca a Pino, con o senza fuoriclasse in squadra. Auguri un’altra volta. E, Aldo, ancora... “arrivederci”? Per ora resta soltanto un altro “grazie”. E chissà se per Canossa, questa volta, le strade non sono davvero finite.

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