Intervista a Massimo Mariotti, ex dell'Amatori Vercelli

Scritto da Redazione - Pubblicato il 27/06/2011 - Ultima modifica
Un uomo chiamato hockey

Ha vestito le maglie di dieci società italiane ed è stato in grado, da giocatore-allenatore del Follonica, di portare in Italia la Coppa dei Campioni di hockey su pista. Mai nessuno come lui, un’autentica icona di una disciplina sportiva che non è mai riuscita a sfondare nelle grandi città. Massimo Mariotti ha 47 anni e il 14 giugno ha regalato il primo scudetto al Centro Giovani Calciatori Viareggio. In pista anche il vercellese Davide Motaran.
Mariotti, ma è vero che gioca ancora?
Qualche spezzone lo faccio. Direi, senza presunzione, che me la cavo.
Il nostro Davide Motaran come va?
Bene, bene: ha realizzato una ventina di reti.
Secondo lei quali sono le cause della crisi che negli anni ha colpito Novara e Vercelli?
La mancanza di persone in grado di investire e credere nell’hockey.
Ma è bastato un derby con in palio la qualificazione alle semifinali playoff per la promozione in A1 per riportare il grande pubblico al palazzetto.
Ciò vuol dire che la passione a Vercelli e Novara non manca e non finirà mai. I tifosi di queste due città sono competenti, numerosi e fantastici. Lo dice uno che è stato sulle due sponde.
A Novara arrivò nel 1983/84...
Avevo 19 anni e per me Novara rappresentava il primo grande palcoscenico. Fu subito dura perché davanti avevamo l’Amatori Vercelli dei big Martinazzo e Girardelli. Ma ricordo che vincemmo, a sorpresa, il derby di andata per 8-2 e gettammo le basi per allestire una grande squadra. Infatti nelle due annate successive conquistammo uno scudetto, due Coppe Italia e una Coppa Cers.
Senta, gli anni ’80 sono stati i migliori dell’hockey su pista. Però questo sport non sfondò.
Chi stava al potere non fu lungimirante e perse una grande occasione.
La prima volta di Mariotti a Vercelli è stata quasi una toccata e fuga...
Siamo nel 1987/88. Mi volle a tutti i costi il d.s. Gianni Torazzo, che aveva promesso al presidente Giuseppe Domenicale che con il mio arrivo l’Amatori avrebbe vinto in campo europeo. E fu proprio così. Conquistammo la Coppa Cers e Vercelli impazzì di gioia.
A Vercelli, dopo una lunga serie di successi con Monza, Seregno e Novara, tornò nel 1995/96.
Mi chiamò il presidente Lorenzo Piccioni. I programmi erano ambiziosi e venne allestita una squadra molto forte, ma in tre anni arrivammo sempre dietro al Novara sia in campionato che in Coppa Italia. Nell’ultima stagione nella Final four di Champions League a Vercelli in semifinale però superammo gli azzurri per 4-3 con una rete straordinaria dell’amico Crudeli. Nel match decisivo fummo strapazzati 8-1 alla fortissima Igualada, ma per il sottoscritto quella Final four fu sfortunata. Un infortunio mi condizionò parecchio.
Un messaggio ai tifosi dell’Amatori.
A loro soprattutto rivolgo un grazie per il sostegno e l’incitamento che hanno saputo darmi negli anni trascorsi a Vercelli.

Paolo Sala
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