La statua dellhockeista ha di nuovo la pallina che era stata trafugat
Scritto da Redazione
- Pubblicato il 15/06/2011 - Ultima modifica
Sfregio sanato
LODI
Era come una lumaca senza il guscio, come un camino senza il fuoco. Incompleta e senza una parte essenziale di sé. Ora tutto è tornato alla normalità e il giocatore di hockey che svetta sul piazzale della stazione a Lodi è tornato ad avere la sua pallina. Nelle scorse settimane qualche personaggio sicuramente poco dotato di civiltà e buon senso aveva pensato di regalarsi un cimelio di bronzo, staccando la pallina dal basamento in marmo che sorregge il monumento da poco inaugurato. Uno sfregio a una città che da sempre si dichiara innamorata pazza dell'hockey a rotelle. Ieri pomeriggio Walter D'Attanasio assieme a due operai della Crosignani marmi ha provveduto a installare una sfera sostitutiva ai piedi del giocatore col numero 81 sulle spalle, anno dell'unico e indimenticabile scudetto giallorosso: «Non riesco proprio a capire chi abbia potuto fare un gesto simile e soprattutto perché - il commento laconico di Walter D'Attanasio, ispiratore e "custode" premuroso dell'opera -. Non è una statua che rappresenta ideali politici o quant'altro, è un'immagine che rappresenta lo sport dilettantistico di Lodi e quindi porta con sé un po' i valori di tutti coloro che praticano le discipline in città. È spiaciuto molto». L'originale pallina in bronzo è stata sostituita momentaneamente da una in resina: «Quella attuale non ha nessun valore, speriamo che i malintenzionati si scoraggino e lascino stare questo monumento alla città». L'opera, inaugurata lo scorso 26 marzo e finanziata in parte dalla Fondazione Bipielle e in parte da un donatore anonimo, è stata realizzata da Hervé Barbieri: «Lo abbiamo già sentito e stiamo valutando su fare per creare qualcosa di stabile e duraturo, per ora ci accontentiamo di questa soluzione. Questo dovrebbe essere un orgoglio per la città: mi ha fatto piacere sapere che il Giovinazzo di ritorno dalla trasferta di Seregno si sia fermato qui a vedere il monumento, così come mi è capitato di trovare qualche ragazzo angolano che passando di qui si fermasse ad ammirare la statua: l'Angola era una colonia portoghese e in quanto tale l'hockey su pista è molto conosciuto».
Aldo Negri
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