di Claudio Vecoli
VIAREGGIO
Non si ricorda più il numero di scudetti che ha vinto nella sua lunga carriera («Mi pare dieci, ma in questo momento non ne sono sicuro»), però sa benissimo a chi dedicare l'ultimo appena cucito sulla maglia («Ad Alessandro Cupisti, che ha iniziato a costruire questa squadra»). Massimo Mariotti, lo «special one» dell'hockey, si inchina al pubblico viareggino. Lui era il grande nemico di un tempo. Ora è diventato il condottiero che ha regalato il primo scudetto alla città. E ora, fra molte pacche sulle spalle e qualche lacrima, ricorda quel passato neppure tanto lontano. «Se questo scudetto ha qualcosa di diverso da tutti gli altri - spiega - è proprio perché sono riuscito a conquistarlo nella città per la quale ho rappresentato per tanti anni il rivale numero uno». Poi aggiunge: «Quanti sputi ho preso qui, su questa pista, con la maglia del Prato prima e con quella del Follonica poi...» Mariotti si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe. E il primo obiettivo è proprio il Follonica. «A causa dei disastri finanziari della società - si sfoga - hanno ucciso il grande hockey a Follonica. Oggi, ad alzare il primo scudetto del Centro, ci sono quattro giocatori di quel Follonica. E stasera sono venuti a trovarci e fare il tifo per noi anche i fratelli Michielon dal Brasile». Mariotti pensa naturalmente anche al gruppo con cui ha trionfato quest'anno. E lascia intravedere un futuro azzurro per molti. «Abbiamo vinto con una squadra composta tutta da italiani. E io, in qualità di tecnico della Nazionale, non potrò non tenere conto che questi giocatori hanno vinto Coppa Italia e campionato e che quindi sono i più forti in Italia». Mariotti analizza poi la partita che ha chiuso la serie. La più difficile delle tre. «È stata combattuta fino in fondo - spiega Mariotti - solo perché è cambiato il modo di arbitrarla. Undici falli di squadra a quattordici dimostrano come rispetto alle prime due sfide sia stato utilizzato tutto un altro metro». Forse vorrebbe dire anche qualcosa di più sugli arbitri, ma ormai la festa è cominciata. E allora niente recriminazioni. C'è invece ancora tempo per parlare del futuro. «Io ho ancora un anno di contratto con il Viareggio», prova a tagliare corto. Ma allo «special one» dell'hockey non si può non ricordare che anche Mourinho aveva un anno di contratto con l'Inter quando è passato al Real Madrid. «Forse sarebbe più facile e più comodo lasciare adesso, con uno scudetto e una Coppa Italia conquistati nello stesso anno. Però a Viareggio sto bene. E poi sono juventino e il bianconero mi dona...»
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