IL 42enne difensore è tornato alla corte del fratello Massimo a Viareggio e non ha perso la voglia
La doppia sfida di Enrico Mariotti: scudetto e ritorno in Nazionale
VIAREGGIO «Voglio vincere lo scudetto e giocare i Mondiali in Argentina: a 42 anni non sono tornato per partecipare». Parole e musica di Enrico Mariotti, il simbolo dellhockey italiano nel mondo e principale avversario dellAmatori nella corsa al primato e allo scudetto. Dallo scorso 5 gennaio Mariotti si è accordato con il Cgc, dopo una parentesi da allenatore-giocatore a Castiglione della Pescaia, e ha intrapreso una nuova avventura rientrando nellhockey che conta: «È come se fossi uscito dalla finestra e rientrato dalla porta principale», afferma il giocatore di Grosseto.Enrico come è arrivata questa decisione?«Ai primi di gennaio ho ricevuto una telefonata da Viareggio: i bianconeri cercavano una nuova pedina da inserire in rosa per sostituire Farran, rimasto in Argentina. Questanno a Viareggio si vuole vincere lo scudetto e non lasciano nulla di intentato. La possibilità di vincerne un altro nella mia carriera è stata una delle molle che ha fatto scattare la mia decisione».Quanto ha influito tuo fratello Massimo, allenatore del Viareggio, in questa scelta?«Lui è il comandante e chiaramente ha avuto il suo peso. Al di là del fatto che è mio fratello, lo considero uno dei migliori allenatori al mondo. In generale però ho avuto la sensazione di essere ben accolto da tutto lambiente. Il capitano Palagi mi ha espresso il pensiero dello spogliatoio e con il pubblico è nato un bel feeling. Insomma ci sono tutte le componenti per fare bene».A 42 anni hai ancora motivazioni?«Le motivazioni non mi mancano. Innanzitutto cè la prospettiva di vincere ancora: sono convinto di poter dare un contributo importante. Ho una grande voglia di riscatto dopo che due anni fa a Bassano sono stato allontanato senza motivo dalla squadra: da allora ho una grande rabbia e ora è arrivato il momento di riversarla i pista. Non ritenevo giusto chiudere la carriera in quel modo». Che significato può avere il tuo ritorno per lhockey?«A 42 anni penso di aver ancora qualcosa da dare: i risultati non hanno età, i verdetti li vedremo in pista. Anche in altri sport ci sono stati dei ritorni di un certo tipo, penso a Schumacher nella Formula o a Jordan nel basket. Certo, sul piano atletico le risposte non saranno più quelle di ventanni fa, ma altre componenti rimangono intatte. Quando uno è un vincente lo è sempre al di la delletà. Basti vedere lultima finale di Coppa Italia a Valdagno, dove il Viareggio ha vinto nonostante nel quintetto ci fossero molti over 35 anni».Questo significa che i giovani di oggi non sono dei talenti come qualche anno fa?«A 19 anni io ho vinto un Mondiale. Oggi sento dire che un giocatore di 26 anni è considerato un giovane. Io penso che quando uno a talento a ventanni deve già emergere. Prendete Messi nel calcio: è giovanissimo eppure ha già vinto tutto. Io mi sono sempre allenato con grande determinazione: una volta passavo molte ore in pista, oggi sento ragazzi di ventanni che hanno la nausea dei pattini».A proposito di Messi, Enrico sei lunico italiano ad aver vinto la Coppa dei Campioni con la maglia del Barcellona: cosa ricordi di quella esprienza?«Ho avuto la fortuna di giocare e vincere con la maglia di uno dei club più importanti del mondo: è stata unesperienza incredibile. Io però vorrei essere ricordato per il mio modo di giocare e per la mia persona, non per i miei titoli. A dire la verità non so nemmeno quanti ne ho vinti, ma so che altri miei colleghi tengono il conto. Io non mi sento il giocatore italiano più forte di tutti i tempi, questo è un giudizio che devono dare gli altri».Pensi di poter tornare anche in Nazionale?«Giocare nel Viareggio mi candida automaticamente per un posto in Nazionale. Sarebbe bello chiudere la carriera con il Mondiale in Argentina e mi impegnerò al massimo per centrare questo traguardo. Mio fratello Massimo, che è anche il ct della Nazionale, ha detto chiaramente che non ci saranno preclusioni. Se si va in Argentina per vincere io voglio esserci».Che campionato hai ritrovato in Serie A1 e chi vincerà?«Questo è un campionato molto equilibrato, a differenza di quanto è successo negli ultimi anni. Le prime cinque squadre della classifica hanno caratteristiche molto diverse, ma tutte sono competitive. Penso che alla fine possa prevalere lesperienza nel giocare partite di un certo tipo: chi è abituato a vincere alla fine può fare la differenza».
Mario Raimondi
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