VIAREGGIO
Il Cgc Viareggio perde i pezzi. Prima in pista, con l’addio del capitano Nicola Palagi (nonché figlio del presidente Alessandro), che ha deciso di chiudere la sua lunga carriera sui pattini «per motivi personali». Adesso anche nella stanza dei bottoni, con l’addio di Claudio Poletti, storico, sanguigno dirigente della società di via Veneto. E le due perdite sono strettamente collegate, visto che Poletti ha maturato la sua scelta proprio come conseguenza dell’addio di Nicola Palagi.
L’annuncio Poletti lo dà direttamente in una lettera aperta inviata ieri alla stampa. «E' giunta l'ora di staccare la spina. Sono iscritto al Centro da 33 anni, ricopro la carica di consigliere dal lontano 1992, ma è giunto il momento di chiudere questa bella avventura che mi ha dato tante soddisfazioni, ma che tante volte mi ha deluso. Quando 16 anni fa prese il comando del Centro giovani il gruppo Bresciani-Palagi, la società era al minimo storico in quanto le sezioni non avevano più atleti e l’hockey navigava in A2 con 50 spettatori».
«Quello che il gruppo Palagi ha fatto in questi anni - scrive ancora Poletti - è sotto gli occhi di tutti: rilancio delle sezioni, acquisto della sere e così via. Si passò al rilancio della sezione hockey ed eravamo due o tre a credere di riportare questo sport in città ai tempi del passato. Dopo 10 anni ai vertici del campionato è stato fatto un programma in due anni per vincere qualcosa e rilanciare la leva hockey. Abbiamo centrato tutte e due gli obiettivi, anche a costo di scelte non condivisibili e soprattutto di comportamenti sbagliati (vedi il trattamento a Francesco Dolce), noi purtroppo l’hockey l’abbiamo gestito sempre in modo non professionistico, ma con tanto amore, ma soprattutto pagavamo tutti e senza fare il passo più lungo di una gamba.
Fatte tutte queste premesse, quando un capitano come Nicola Palagi decide di smettere (anche se per problemi personali) dobbiamo ammettere che è una sconfitta per lo sport, ma soprattutto per il Centro. La sua onestà, disciplina, attaccamento alla società è e resta unica e questo era uno dei pochi motivi che mi spingeva il sabato a seguire la squadra. Dopo 40 anni di hockey ho deciso che il sabato sera lo passerò con i miei nipoti. Ho già detto al presidente che sono disposto da subito a lasciare il posto in consiglio o a limite di arrivare a fine mandato, ma di hockey non ho voglia più di sentirne parlare».
Claudio Vecoli