Per i suoi primi cinquant’anni (appena compiuti, e festeggiati in un locale a picco sul mare a poche decine di metri da casa) Pino Marzella si è regalato una sfida delle sue. Quelle lanciate “un po’ per non morire e un po’ per celia”: vincere dove non ci è riuscito ancora nessuno. A Lodi, dove tanto si è già investito e nulla si è ancora raccolto. A Lodi, dove è passato da giocatore senza lasciar tracce di coppe o scudetti: colpa di un organico male assortito, allora, assai diverso da quello che oggi gli ha messo a disposizione la dirigenza giallorossa. Lo aspetta una delle tre squadre più forti d’Italia, con il suo bagaglio di ambizioni frustrate. Per coronarle il presidente dei lombardi D’Attanasio, pungolato da un amico imprenditore giovinazzese, ha scelto lui, sacrificando persino l’idolo di casa Aldo Belli: “Era il gruppo che mi piaceva di più, che più mi impressionava come potenziale –rivela Marzella, appena partito per la Lombardia– L’organico era già bell’e fatto, al momento del mio ingaggio, ma potenziato con un innesto, Antezza, che io per primo avrei richiesto. Ci vorrà tempo per cambiare le abitudini consolidate e dare un nuovo volto alla squadra, ma voglio arrivare in fondo ad ogni competizione cui parteciperemo. L’obiettivo? Vincere qualcosa entro i prossimi due anni”.
Amato e contestato, osannato e maledetto, comunque discusso (al Giovinazzo Celebrity, ultima apparizione ufficiale in piazza prima della nuova avventura, per lo spazio ottenuto, preponderante rispetto agli altri tre ospiti della serata), Marzella si è accomiatato con parole di sincera gratitudine nei confronti del suo paese. Tanto era stato burrascoso il suo divorzio dall’Afp, ad inizio anno, quanto distensivo e conciliante pare il suo arrivederci, l’ennesimo: “Dell’Afp sono e rimarrò il primo tifoso: i proprietari cambiano, la squadra resta –ha dichiarato a settembre al mensile “in Città”– Non morirà mai: per gli Andriano, i Marolla, gli Spadavecchia che vanno via, ci sarà un Vestito, un Camporeale, un Beltempo pronto sempre a prenderne il posto. E’ il patrimonio di tutti, l’orgoglio di un intero paese. Che in questo momento vorrei ringraziare perché mi ha lanciato per due volte. Prima come giocatore, ora come tecnico. Ho preso un manipolo di ragazzini e dalla B l’ho portato in Europa. Era la mia aspirazione e l’ho realizzata. Il massimo, per chi, come me, ama definirsi un costruttore di sogni. Ora me ne aspetta uno ancora più ambizioso, a Lodi. C’è mancato poco che si potesse coltivarlo pure a Giovinazzo: qualcuno dovrà farsi un esame di coscienza, per aver fatto terra bruciata attorno a quel gioiello che era stato costruito sulla pietra grezza. Ora non è più affar mio: il mio pensiero va solo alla gente che ha sicuramente apprezzato quanto fatto in questi anni, ai compagni di questa avventura”.
Un’avventura lasciata, per fortuna, giusto in tempo per evitare il coma indotto e l'oblio delle categorie inferiori che ne sarebbe seguito, come tante volte era già accaduto nella storia rotellistica del paese. Stavolta, però, c’è stato un lieto fine: l’Afp è tornata in salute, con il nuovo gruppo capitanato dal presidente Favuzzi; Marzella è ripartito da un progetto ambizioso. Si ritroveranno subito ad inizio stagione, per ben due volte in altrettante settimane. Va’ Pino, e torna vincitore, come ci hai spesso abituato nel tuo primo mezzo secolo.
Filippo Luigi Fasano