di Angelo Cupisti
VALDAGNO
Nello sport può accadere veramente di tutto. Ma lo sguardo, la serenità e soprattutto la concentrazione che abbiamo rilevato negli occhi dei giocatori del Cgc Viareggio prima dell'inizio della sfida contro il Valdagno ci hanno offerto davvero ampie garanzie di assaporare un'altra brillante prova dei bianconeri. Mirko Bertolucci, attore protagonista di mille battaglie di altissimo livello su tutte le pista del mondo, conosce bene questo sguardo, questo silenzio che precede l'inizio delle ostilità per poi deflagrare magari grazie ad una semplice (come tecnica esecuzione che poi è frutto di un'immensa classe), micidiale (per gli effetti psicologici che procura agli avversari) tripletta, esattamente come quella rifilata alla formazione di Gaetano Marozin. Silenzio e concentrazione massima durante i cinquanta minuti di grande agonismo, tantissima voglia di commentare questo importantissimo sucesso del Centro ottenuto nell'afoso impianto di via Volta a Valdagno Mirko, un'altra prova con i fiocchi del Centro ma cosa è che ha fatto la differenza in vostro favore? «L'ago della bilancia credo sia l'aspetto psicologico che ha sorretto le due formazioni. Prima che dei contenuti tecnici e tattici, il Centro si è rivelato superiore proprio sotto l'aspetto mentale e, sin dai primi minuti, è riuscito a dimostrarlo con una buona prestazione». Come giudichi la prestazione del Valdagno? «La squadra veneta ha cercato di fare la sua partita ma si è dovuta confrontare con un Centro molto attento, psicologicamente forte e, sopratutto, sempre ispirato da una grandissima fame di vittorie». A Valdagno avete centrato un importantissimo break che vi agevola nella volta scudetto... «Capisco lo stato d'animo dei tifosi, ma ancora non è stato fatto niente. Dobbiamo restare bene con i piedi per terra, ripartire con la stessa convinzione di prima e batterci nei prossimi delicati impegni ancora con quella grinta e convinzione nei nostri mezzi che ci ha sorretto a Valdagno. E' fondamentale scendere in pista come se ieri sera non fosse successo davvero niente».
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