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La “strana coppia” che fa sognare Lodi


Scritto da Redazione - Pubblicato il 14/07/2011
Il pugliese allenatore e il lodigiano supervisore: l’Amatori si affida ai due ex “numeri 9”
Marzella e Belli, storia di due fenomeni così uguali e così diversi

LODI
Aldo e Pino, la “strana coppia” che dovrà riportare lo scudetto a Lodi. Aldo Belli e Pino Marzella si sono sempre dichiarati grandi amici, anche se le loro strade si sono spesso incrociate più o meno pericolosamente in pista. E anche adesso il loro rapporto verrà messo alla prova dalla situazione del tutto particolare che si è venuta a creare. L’Amatori ha deciso di esonerare il lodigiano dal ruolo di allenatore e di chiamare in panchina il pugliese, ma lo stesso “Aldinho” resterà in società in quel ruolo un po’ scomodo di responsabile dell’area tecnica che gli ha proposto il presidente D’Attanasio. Insomma, due galli in un pollaio?In attesa di scoprire che aria tirerà al “PalaCastellotti” nella prossima stagione, vale la pena rivivere le carriere di due degli attaccanti pìù forti che l’hockey italiano abbia espresso. Due “fenomeni” così diversi e così uguali. Forti. Fortissimi. Tanto che paragonarli è nello stesso tempo facile e impossibile. Due grandi attaccanti, entrambi attaccati alla maglia numero 9, che nelle loro lunghissime carriere hanno però condiviso ben poco. Va detto subito che a una tecnica di base cristallina per entrambi, Marzella abbinava un carattere e una personalità che gli hanno dato una marcia in più soprattutto nelle partite in trasferta. Se “Aldinho” era fenomenale tra le mura amiche del “Revellino”, in un hockey che a quei tempi non conosceva “daspo” o rischi di squalifiche, Marzella faceva la differenza in casa e fuori. E al di là dei campanilismi è giusto dire che, se sul piatto vanno messi i trofei, la bilancia pende decisamente dalla parte di Pino, più bravo tra l'altro anche a “vendersi” bene. Ma le vittorie di Aldo, seppur poche in una carriera di oltre 25 anni, hanno un valore particolare perché conquistate solo ed esclusivamente con la squadra della sua città, mentre l'amico-rivale anno dopo anno sceglieva sempre la favorita al titolo. E ogni tanto falliva.Belli e Marzella sono rivali in pista fin da giovanissimi, all’inizio degli anni 80, quando il pugliese (nato nel 1961: a settembre compirà 50 anni) trascina il Giovinazzo del professor Massari al suo primo scudetto e “Aldinho” (nato nel 1962, ne ha appena compiuti 49) fa altrettanto la stagione successiva con l’Amatori. Il primo round di una storica rivalità se lo aggiudica in realtà un Belli nemmeno maggiorenne, che nel 1978 fa la sua prima apparizione nell’Amatori di Livramento battendo proprio il Giovinazzo nella doppia finale di Coppa Italia, conquistando il primo trofeo della storia dell’hockey lodigiano. Marzella si riporta in parità e anzi opera subito il sorpasso due anni dopo, trascinando i pugliesi alla conquista del loro primo e unico scudetto e facendo subito l’accoppiata con la Coppa delle Coppe. Poi il “Golden boy” di Giovinazzo inizia il suo viaggio per l’Italia passando per Reggio Emilia, Monza, Novara, Vercelli, una tappa a Lodi, ancora Novara e infine Correggio, prima di fare ritorno in Puglia e appendere i pattini al chiodo, forse prematuramente.Una carriera diametralmente opposta a quella di Belli che invece, a parte la parentesi di un anno a Novara, decide di trascorrere tutta la sua vita hockeistica in riva all’Adda. Nell’anno dello scudetto dell’Amatori, il 1981, “Aldinho” diventa un campione mentre Marzella è l’unico a tenere vivo il duello con i giallorossi vincendo la sua seconda classifica dei marcatori (alla fine saranno addirittura otto, di cui le prime sei consecutive) e mantenendo la Reggiana in scia ai lodigiani fino all’ultima giornata. Ma se per Aldo il tricolore resterà per anni l’unico successo, Pino inizia a raccogliere trionfi un po’ ovunque (a partire dallo scudetto proprio a Reggio Emilia nel 1982) e anche in Nazionale si afferma come un vero e proprio leader. È infatti lui il trascinatore azzurro nei due Mondiali vinti dalla squadra di Massari nel 1986 in Brasile (dove è capocannoniere e miglior giocatore) e nel 1988 in Spagna: memorabile il suo gol della vittoria siglato contro la Spagna a La Coruña a pochi secondi dalla sirena davanti a più di diecimila spettatori. A Monza, Novara e Vercelli vince scudetti, ma non riesce mai a portare in Italia la Coppa dei Campioni, unico trofeo che manca nella sua bacheca personale. “Aldinho” nel frattempo fa collezione di semifinali, ma non riesce mai con l'Amatori a regalare e regalarsi quelle soddisfazioni che Lodi meriterebbe. Nel 1987 però è protagonista con Rocha, Luz e Citterio della conquista della Coppa Cers, primo storico trofeo europeo dei giallorossi.Le strade di Belli e Marzella corrono parallele solo per una stagione, quando il Pino nazionale approda a Lodi in quella che tutti ricordano come la stagione delle grandi delusioni. È il 1988/1989, deve essere l’anno dell’Amatori Faip, invece vince tutto il Novara. Come non ricordare quel doppio confronto di Coppa Cers con successo dei giallorossi per 5-0 al “PalaCastellotti” e poi quell’umiliante sconfitta per 10-1 al “Dal Lago”? Anche in Nazionale le strade dei due bomber raramente viaggiano di pari passo. Nel 1990 però agli Europei disputati proprio a Lodi sono loro due a contribuire in maniera determinante alla conquista del titolo da parte dell’Italia: la “strana coppia” in otto partite mette a segno 33 gol, 18 il pugliese e 15 il lodigiano, trascinando gli azzurri al primo alloro continentale della loro storia. Marzella inizia prima la sua fase calante, retrocede addirittura in A2 con il Correggio e la sua ultima apparizione “vera” è quella delle Olimpiadi del 1992, in cui l’hockey è sport dimostrativo: l’Italia vince la medaglia di bronzo. Invece Belli resta in pista fin dopo i quarant’anni: nel 1994 contribuisce alla conquista della Coppa delle Coppe, ultimo trofeo del “vecchio” Amatori prima del fallimento; poi a distanza di dieci anni, nel 2004, trascina l’Amatori Sporting in Serie A1 nella storica notte di Gorizia. Da allenatori i cammini si assomigliano perché entrambi legano i loro nomi alle squadre delle rispettive città. Pino comincia tardi la nuova carriera, nel 2004, ma trascina il Giovinazzo dei giovani dalla B alla A2 e poi, tre anni dopo, fino alla A1. Aldo, dopo aver fatto l'allenatore-giocatore allo Sporting, fa addirittura meglio con l'Ash, che prende in B e in due anni porta in A1 e ai play off scudetto; poi con l’ultimo Amatori Sporting finalmente competitivo conquista due semifinali consecutive. Adesso passa il testimone all’amico Marzella, che il presidente D’Attanasio ha individuato come allenatore dal carattere e dalla mentalità giusta per contrastare l’altro “grande” dell’hockey italiano, quel Massimo Mariotti che ha portato allo scudetto anche il Viareggio. Al suo fianco, come responsabile tecnico, ci sarà proprio Belli. Sarà la pista a dire se la “strana coppia” riunita sotto il cielo giallorosso saprà portare un trofeo a Lodi, proprio come negli Europei del 1990.
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