I giallorossi si preoccupano di distruggere invece di fare il loro gioco
LODI
E se questo Amatori fosse afflitto da una strana sindrome chiamata Viareggio? È la domanda che si stanno ponendo da sabato sera i tanti appassionati lodigiani che hanno assistito alla seconda "batosta" stagionale rimediata dai giallorossi di fronte ai rivali bianconeri. Una domanda assolutamente lecita e che, dopo due gare finite più o meno nella stessa maniera, comincia a diventare una preoccupante realtà. Questo Amatori sembra soffrire di uno strano complesso di inferiorità quando si trova davanti a questo Viareggio, quello dei Mariotti, di Orlandi e dei Bertolucci, che in due gare di campionato ha rifilato ai lodigiani altrettante sconfitte, pesanti nel modo in cui sono maturate ancor più che nel risultato, scalzandoli a dicembre come sabato sera giù dal trono del campionato, un trono conquistato sin lì con pieno merito. Scoprirne il motivo è esercizio assai arduo, resta il fatto che dai numeri di questo doppio confronto esce il ritratto di una squadra molle, impaurita e fragile, l'esatto opposto di quella tosta, spettacolare e matura delle altre 19 partite. Tra andata e ritorno il Viareggio ha rifilato alla miglior difesa dItalia ben 11 gol, esattamente un quinto delle reti subite in tutto il campionato (55), incassandone appena 3 di cui per altro due su rigore e uno, quello di Motaran di sabato, con un tiro dalla lunga distanza. Ma che non si parli di Amatori forte con i deboli e debole con i forti: riguardare in merito le gare contro Valdagno e Benfica quest'anno e Follonica in gara-2 degli scorsi play off, per ammirare una squadra fortissima capace in tutte e tre le occasioni di prendersi lo scalpo di avversari più quotati giocando in maniera efficace e spettacolare. E allora ecco che il complesso Viareggio torna a galla. La sensazione è che i ragazzi di Aldo Belli quando affrontano i "vecchi volponi" viareggini entrino in pista sempre troppo preoccupati di non far fare agli avversari, di limitare per esempio il tiro di Davide Motaran, non concedere tiri facili a Mirko o non cadere nelle "trappole" di Alessandro Bertolucci, dimenticandosi così di giocare come sanno, di pattinare e di mettere in pratica il lavoro di una settimana o le qualità dei singoli. È successo per buona parte della gara di andata, si è ripetuto per buona parte della gara di sabato. Stesso copione, stesso risultato: gambe molli, giocatori assenti in marcatura, passaggi elementari sbagliati, agganci mancati e tanto altro ancora alla fine scavano un solco anche più netto di quanto in realtà sia tra le due contendenti. Non si tratta di un problema di maturità, che questo gruppo ha e lo ha ampiamente dimostrato in questa stagione, e nemmeno di non reggere alla pressione da vertice perché questa squadra ai vertici c'è ormai da due anni. Si tratta di soffrire eccessivamente avversari vincenti, navigati e furbi come quelli toscani. Un difetto che va limato al più presto in vista dei play off: lo deve fare l'allenatore, che sabato dalla panchina non è mai riuscito a invertire la rotta di una squadra che stava affondando, e lo devono fare i giocatori, gli stessi capaci di schiantare il Valdagno e battere il Benfica. Anche perché adesso la lotta per il primo posto si fa sempre più dura: Viareggio era l'esame decisivo per capire se l'Amatori poteva davvero ambire a chiudere in testa il campionato, esame fallito ora ce ne sono altri quattro da superare, cancellando come un girone fa la forte delusione. C'è subito Valdagno tra una settimana, il calendario non aiuta certo i lodigiani, attesi poi da tre impegni ben più complessi rispetto alle due rivali, ma la storia di questa squadra insegna che dopo una brusca frenata c'è sempre stata una pronta accelerata. E se non dovesse arrivare per meriti di avversari che portano sempre il tricolore sul petto, almeno dovrà esserci una reazione in vista dei play off dove, se dovesse ricapitare di incrociare la squadra di Mariotti, l'Amatori dovrà dimostrare di essere finalmente guarito dalla fastidiosa sindrome chiamata Viareggio.
Stefano Blanchetti
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