Clacson spiegati come nella vittoria del mondiale 2006 E la colonna sonora va dai Queen al carnevale
di Simone Pierotti
VIAREGGIO
«Siamo noi, siamo noi, i campioni dell'Italia siamo noi». In tanti avevano sognato di cantarlo a squarciagola, questo coro: finora si era levato solo dalle bocche di milanisti, interisti e juventini. Ma il pallone, questa volta, non c'entra. C'è invece di mezzo uno sport, l'hockey su pista, che unisce tutta una città anziché dividerla in fazioni. Che dà vita ad un carosello festoso dove gioiscono tutti e non solo i campioni d'Italia (calcistici) di turno. Un'emozione paragonabile solamente a quella del Mondiale del 2006 vinto dagli azzurri sotto la guida di Marcello Lippi, guarda caso, un viareggino. Che sia calcio o hockey, pallone o pallina, non importa: non c'è trionfo senza carosello in piazza Mazzini. E così la culla dei corsi mascherati del Carnevale ospita, finalmente, un evento da festeggiare tutto in casa. Perché il Cgc è la squadra della città, perché si è cucito il tricolore con una squadra composta quasi interamente da viareggini. Dopo l'invasione di campo al PalaBarsacchi, l'appuntamento per i tifosi bianconeri è sul lungomare. E, quasi a voler ribadire che piazza Mazzini è uno dei luoghi del Carnevale, le celebrazioni dello scudetto assumono le sembianze di un rione. Un grande vessillo bianconero sventola sul pennone. Alla base del palo, un camioncino parcheggiato. Tre improvvisati dj, alcune casse, qualche cd. Cgc, è qui la festa. Partono le prime canzoni: ci sono gli inni delle prime finali-scudetto, come «Wild boys» dei Duran Duran - da cui il nome dello storico gruppo di tifo organizzato - e «Caravane» degli Amparanoia. Ci sono gli ultimi tormentoni, come il «Mamma mia» degli Abba ribattezzato «Delafia / Delafia che gol / Mirko / Mirko Bertolucci», o il nuovissimo brano firmato da Gianluca Domenici. Ci sono le canzoni del Carnevale, su tutte «Come un coriandolo» di Egisto Olivi, l'inno ufficioso del Cgc. E ci sono, prevedibilmente ma giustamente, i Queen e il loro «We are the champions». Per una notte, dunque, non ci sono distinzioni: siamo viareggini, siamo tifosi del Cgc. Qualche juventino viene simpaticamente preso di mira: «Menomale c'è il Centro, vai, sennò le bandiere e le sciarpe bianconere rimanevano a prendere polvere...». Ma ad uno scudetto di Milan o Inter, per quanto emozionante, manca un elemento fondamentale: l'identità territoriale, il sentimento di appartenenza alla città, alla comunità locale. La festa prosegue, c'è chi rimane a cantare e saltare e chi, stremato ma felice, se ne va a letto. Citare Francis Scott Fitzgerald per l'hockey su pista sembra quasi una bestemmia. Eppure viene da dire, Cgc, che la notte, questa notte, è davvero tenera.
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