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Amatori, la 'remuntada' è possibile


Scritto da Redazione - Pubblicato il 18/02/2011
Anche Cupisti fa coraggio ai giallorossi: «La carica fondamentale ce la diede il pubblico»
Nel 1994 Belli e compagni travolsero il Benfica con un clamoroso 8-2

La strada per la "remuntada" è già tracciata. Servirà uno sforzo immenso, servirà la partita perfetta perché è l'occasione di una vita, ma nella storia c'è già chi ha dimostrato che battere il Benfica con più di tre gol di scarto non è impossibile. L'Amatori di capitan Montigel dovrà seguire quella stessa strada se sabato sera vorrà riuscire a ribaltare il 7-4 subìto all'andata a Lisbona e conquistarsi i quarti di finale di Coppa Cers. E servirà qualcosa di straordinario per entrare nella leggenda, perché la formazione che 17 anni fa sconfisse il Benfica per 8-2 ora è scritta a doppio marchio nel grande libro della storia a rotelle giallorossa: Cupisti, Saccò, Marrone, Gonella, Belli, Folli, Colciago, Rossetti, Mirko e Alessandro Bertolucci. Gladiatori che il 21 maggio 1994 fecero al “PalaCastellotti” qualcosa di impensabile alla vigilia. Il temibile Benfica dei vari Fernando Almeida, Rui Lopes, Antonio Ramalho, Carlos Dantas e compagnia bella venne annichilito a Lodi dopo la vittoria per 6-4 maturata al “Da Luz” di Lisbona. Era la partita di ritorno dei quarti di finale di Coppa delle Coppe e il tabellone luminoso di un palazzetto gremito alla fine dei 50 minuti di gara segnava un clamoroso 8-2 per i ragazzi di Franco Mora. "Essere giallorossi è un onore, vincere è un dovere" recitava uno striscione esposto in curva prima della partita. E così fu.E pensare che la gara non era iniziata sotto i migliori auspici, visto che oltre allo svantaggio iniziale l'Amatori doveva fare a meno dello squalificato Mauro Cinquini, espulso definitivamente all’andata. «Abbiamo sconfitto il Benfica grazie a una grandissima forza d'animo - ricorda Alessandro Cupisti, che sabato ha assistito alla sfida tra Forte dei Marmi e Amatori -, ma la carica fondamentale l'ha data il pubblico, un'adrenalina pazzesca. Ci vorrà anche un pizzico di fortuna, ma è anche vero che la fortuna ce la si crea». L'Amatori nel 1994 a Lodi impostò una gara tatticamente e agonisticamente perfetta. In pista Lucio Marrone con grinta e determinazione non fece rimpiangere il mentore Cinquini, Cupisti fu un “muro” oltre il quale era impossibile andare, mentre le sgroppate interminabili di Osvaldo Gonella sciolsero anche i rarissimi esemplari di "tifoso ghiacciolo" rimasti nel catino bollente di via Piermarini. E Aldo Belli? Capitano allora con i pattini ai piedi, allenatore oggi con la lavagnetta in mano. Toccherà a lui guidare i suoi ragazzi oggi come aveva fatto nel 1994. Allora fu da cineteca il gol con il quale al 4' del primo tempo portò sul 2-0 i suoi: recupero appena fuori dalla propria area, contropiede fulminante sulla destra e tiro con il bastone in mezzo alle gambe per un tiro “magico” che si infilò alle spalle di un incredulo Fernando Almeida. Proprio così l'Amatori sconfisse il Benfica di quel tempo: aggressività fin dall'inizio, ardore fisico, grinta da vendere, ma anche le magie del suo giocatore più rappresentativo. I giallorossi dopodomani non potranno però ripetere la partita grintosa ai limiti del regolamento di 17 anni fa. Allora non si lesinavano i falli, tanto è vero che in quella partita se ne contarono addirittura 101. Franco Mora nel primo tempo, quando c'era da far “girare il bastone”, ordinò ai suoi di farlo: 24 i falli fischiati contro l'Amatori dallo spagnolo Domingo Valverde al termine dei primi 25 minuti. Nella ripresa invece, sul 3-1, quando la partita necessitava di tranquillità e lucidità di gestione, l’allenatore piemontese ordinò di tranquillizzare il match e a incappare nella trappola del nervosismo furono i portoghesi, che commisero qualcosa come 35 falli in un solo tempo.Oggi si parte dal 7-4 per il Benfica e con i nuovi regolamenti non sarà possibile affrontare il match nella stessa maniera, perché i falli di squadra impongono un'attenzione quanto mai severa soprattutto contro cecchini del calibro di Viana, Cacau e Caio. Ma un'indicazione dal 1994 arriva ai nostri giorni e non è neanche troppo celata: niente paura perché niente è impossibile, oggi come allora essere giallorossi è un onore, vincere è un dovere.

Aldo Negri
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